Uno spettro si aggira per gli assessorati al Welfare del nostro Paese. Non c’è trattativa, dialogo ufficiale o accordo regionale che io abbia frequentato negli ultimi cinque lustri ove non si sussurri il nome della Corte dei Conti o dove questo fantasma non venga utilizzato per giustificare il definanziamento del SSN. Ogni atto, ogni documento condiviso, ogni accordo sottoscritto, sia che riguardi i CCNL o le Convenzioni: tutto viene (o sarebbe meglio dire NON viene) siglato con la preoccupazione che dopo qualche anno la Procura della Corte invii ai poveri tapini partecipanti della riunione di quel tal giorno, la contestazione di aver violato qualcuna delle infinite e bizantine norme che regolano la cosa pubblica, chiedendo il risarcimento di milioni di euro per ristorare le casse erariali. È successo alcuni anni fa in Lombardia. Ogni tanto se ne è parlato in altre regioni italiane. Questa volta è successo in Puglia. Da quello che traspare dagli articoli di stampa, la Corte dei Conti sembra abbia intimato ai funzionari regionali di ristorare il danno (?) subito dall’erario in seguito ad un accordo sulle quote di ponderazione. I dirigenti regionali, per non rischiare in prima persona di tirar fuori ben 35 milioni di euro, hanno pensato bene di mettere in mora i Medici di Medicina Generale, chiedendo loro, proprio negli ultimi giorni dell’anno, quando tutti pensiamo a festeggiare, dai 30.000 ai 70.000 euro cadauno.
Non mi interessa, in questa sede, prendere in esame la vicenda nel suo dettaglio, che è di grande complessità. Infatti, una norma contrattuale che si trascina dal 2005, secondo alcune interpretazioni, sembrerebbe in conflitto con alcune norme di Legge (anch’esse piuttosto vetuste) che eliminano gli aumenti automatici contenuti negli accordi e nei contratti, appunto. Peraltro, anche l’ultimo Accordo Collettivo Nazionale, appena siglato, continua ad erogare l’indennità in questione “nel rispetto del termine e dei limiti previsti dalle vigenti Leggi” … Ma che vuol dire? Perché, ci può forse essere una voce contrattuale (quindi, è bene ricordarlo, condivisa anche da Parte Pubblica) nel dispregio dei limiti previsti dalla Legge?
Non è mio intento neppure criticare la Corte dei Conti: da Presidente di un Ente Pubblico ho il massimo rispetto per un’altra istituzione dello Stato. Personalmente, riterrei più corretto che l’intervento della Magistratura Contabile fosse principalmente diretto al ristoro del danno erariale causato da chi commette reati contro la Pubblica Amministrazione o gravi inadempienze amministrative. Tuttavia, capisco che i Giudici debbano applicare la Legge e quindi agiscano di conseguenza.
Ecco, è proprio questo il punto. Da cittadino, pretendo invece che le Leggi promulgate e le convenzioni e i contratti firmati con la Parte Pubblica siano chiari e non ambigui e cioè, nei limiti del possibile, non soggetti ad interpretazioni. Da medico, pretendo anche che un collega che ha prestato lealmente il suo servizio ed assolto correttamente il suo compito, abbia la tranquillità di essere remunerato in base al proprio accordo di lavoro. Non è più possibile che, dopo alcuni anni, un medico possa subire una richiesta di restituzione di molte decine di migliaia di euro, pur non avendo egli fatto niente altro che assistere coscienziosamente i propri pazienti. Da Presidente di Ordine pretendo che lo Stato metta gli iscritti all’Albo nelle condizioni di lavorare con serenità, nell’interesse del Servizio Sanitario Nazionale e di tutti i cittadini. Insomma, voglio semplicemente un po’ di certezze quando leggo un testo promulgato dal Parlamento, voglio capire bene il contratto di lavoro dei dipendenti e dei convenzionati, non voglio essere suddito ma cittadino di uno Stato moderno. Chiedo troppo?