“Se Ippocrate usasse Instagram”. Online la nuova FAD asincrona dell’OMCeOMI

COMUNICATO STAMPA

“Se Ippocrate usasse Instagram”: i medici milanesi a lezione di comunicazione digitale
Social media: 90% dei medici presenti, ma solo metà li usa per lavoro
Rossi: “Serve etica. E non si accettano richieste di amicizia dai pazienti”

I medici sono sempre più presenti sui social media, ma la loro comunicazione deve essere consapevole, etica e professionale. È da questa esigenza che nasce il primo corso FAD promosso dall’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Milano (OMCeOMI), accompagnato da un’indagine inedita – condotta su un campione di 158 medici – che fotografa le loro nuove abitudini digitali

Milano, 9 luglio 2025 – Oltre il 90% dei medici milanesi ha un profilo social e circa la metà lo utilizza per comunicare con i pazienti, raramente (39,2%) o frequentemente (14,6%). Lo usa sempre solo il 3,8%, mai il 42,4%. Risulta scarso anche l’uso dei social media per pubblicare contenuti divulgativi per i pazienti o colleghi: mai il 43.7%, e raramente il 41,8%. Tra gli altri dati risulta che Whatsapp è il canale con più medici iscritti (53,5%), seguito da Facebook (24,5%), Instagram (11%) e Linkedin (8,4%). Diverso il dato del campione sull’attendibilità dei social come fonte di informazione attendibile: nessuno (53,2%), Resarch Gate (16.9%) e Linkedin (13,6%). Sono questi i dati che emergono da un’indagine su un campione di 158 medici condotta dall’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Milano, presentata in occasione del primo corso FAD sul tema e dedicato ai medici milanesi, che sarà online da domani. Un corso fondamentale nell’ambito del lavoro dell’Ordine milanese che per la prima volta ha istituito una Commissione sull’utilizzo deontologico delle nuove tecnologie (tra cui i social network) e dell’Intelligenza Artificiale. L’indagine è stata anche l’occasione per presentare una serie di raccomandazioni operative, pensate per guidare i professionisti nell’uso corretto dei social media. Il medico deve preservare la riservatezza dei pazienti in ogni contesto, evitando qualunque contenuto – anche indiretto – che possa violarne la privacy. È sconsigliato accettare richieste di “amicizia” da parte dei pazienti, proprio per evitare l’ambiguità nella relazione curante-curato e proteggere entrambi da fraintendimenti o comportamenti non consoni. Numeri e indicazioni che si riflettono anche sui cittadini, a conferma dell’urgenza di formare i medici alla gestione consapevole degli strumenti digitali.

“Oggi è fondamentale sapere a chi ci si rivolge, evitare gli errori più comuni, riconoscere le fonti attendibili e, se necessario, contrastare le fake news che rischiano di danneggiare la salute pubblica e la reputazione del professionista – spiega il presidente Omceomi, Roberto Carlo Rossi –. In un’epoca in cui le informazioni circolano in modo virale, distinguere il vero dal falso è un dovere. Così come lo è proteggersi dai rischi legati alla comunicazione online, sapendo che il comportamento del medico – anche al di fuori dell’esercizio della professione – deve sempre essere consono al decoro e alla dignità della stessa. Così come è importante evitare di accettare richieste di ‘amicizia’ dai propri pazienti. L’obiettivo di questo corso per i nostri medici è una comunicazione etica, efficace e sicura, capace di migliorare il rapporto con i pazienti e la presenza pubblica del medico”.

“È necessario un cambio di visione – ha spiegato Fabrizio Gervasoni, medico, giornalista pubblicista e curatore dell’indagine – semplificazione in comunicazione sanitaria non significa banalizzare i concetti, ma saper tradurre la complessità della Salute in modo chiaro e responsabile. La reputazione online è parte integrante dell’identità del medico. Il rischio dei cosiddetti ‘medici influencer’ è quello di svuotare di contenuto i messaggi clinici, riducendoli a slogan. Fare vera divulgazione – ha proseguito – significa definire obiettivi precisi, mantenere un linguaggio appropriato, ed evitare ambiguità ed esplicitare eventuali conflitti di interessi. Comunicare, anche sui social network, con competenza ed empatia deve essere considerato parte integrante della deontologia professionale. Servono competenze nuove, social skills, e soprattutto la consapevolezza del proprio ruolo pubblico anche nell’utilizzo degli strumenti digitali. Questo perché anche il tempo della comunicazione è tempo di cura.”.

“Oggi i pazienti cercano informazioni sulla salute in modo radicalmente diverso rispetto al passato. Il medico resta un punto di riferimento, ma è solo una delle tante fonti disponibili in un contesto digitale sempre più affollato e complesso – spiega Angelica Giambelluca, social media manager OMCeOMI e giornalista scientifica –. Per questo la presenza del medico sui social non è più opzionale, ma necessaria: è importante esserci, posizionarsi in modo autorevole e contribuire a una narrazione corretta dei contenuti sanitari. Una divulgazione che deve essere etica, rigorosa e coerente con la deontologia”.

Fondamentale dunque concentrarsi sugli aspetti deontologici della presenza dei professionisti sanitari sui social media. “Conoscere i principali articoli del Codice di Deontologia Medica legati alla comunicazione pubblica e alla responsabilità etica del medico nell’era digitale è ancora più fondamentale. Non dimentichiamo che il medico è medico anche quando non sta svolgendo il proprio lavoro”, ha sottolineato Maria Teresa Zocchi, medico di famiglia e responsabile scientifica del corso. Comunicare in ambito sanitario, anche sui social media, significa però muoversi entro confini regolati non solo dalla deontologia ma anche dalla legge. “Ci sono cose che si possono dire, altre che vanno evitate – ha precisato Giampaolo Di Donato, odontoiatra componente CAO Milano –. Vietati dunque i messaggi suggestivi, ingannevoli o denigratori. Obbligatorio invece fornire un’informazione veritiera, documentabile, sempre orientata alla tutela della salute pubblica. Attenzione quindi a non incorrere in violazioni che possono tradursi in sanzioni o conseguenze legali”.

Anche il comportamento degli utenti e le dinamiche psicologiche che influenzano la comunicazione online sono fondamentali da conoscere. “Dobbiamo sapere come cerchiamo e interpretiamo le informazioni sui social: conoscere i bias cognitivi ci aiuta a decodificare meglio i messaggi e a comunicare in modo più efficace”, ha spiegato la psicologa Valeria Fazio.

Programma

Modalità di partecipazione

Il corso, rivolto agli iscritti all’OMCeOMi, è disponibile fino al 31/12/2025 e fornirà 9 crediti ECM. Per iscriversi accedere con SPID o CIE all’area riservata del sito www.omceomi.it.