Contributo ENPAM aggiuntivo per Specialisti esterni: ripensiamoci

Dall’inizio del 2023, per effetto di una riforma Enpam che riguarda la gestione previdenziale degli Specialisti esterni, i medici e gli odontoiatri non dipendenti che lavorano per strutture accreditate con il Ssn avranno un ulteriore contributo a loro carico: alla contribuzione del 2% che i datori di lavoro versavano già per loro, deve aggiungersi un ulteriore 4% a carico dei diretti interessati e un ulteriore allungamento delle liste di attesa a danno dei cittadini.
OMCeOMI ha ricevuto numerose lettere di lamentela da parte di Iscritti sottoposti a questo nuovo contributo, che va ad erodere il già misero compenso loro erogato da parte delle strutture private accreditate con il Ssn.
Roberto Carlo Rossi scrive al presidente ENPAM Alberto Oliveti chiedendo una revisione del provvedimento che rischia di generare la rinuncia ad un’attività lavorativa da parte del medico e un ulteriore allungamento delle liste di attesa.

Gentile Presidente Oliveti,

Ti scrivo in qualità di Presidente dell’OMCeOMI in quanto sento il bisogno di segnalarTi una spiacevole situazione che sto rilevando tra i miei iscritti.
Sto ricevendo infatti innumerevoli chiamate da Colleghi, che lavorano in ritenuta d’acconto presso strutture accreditate con il SSN, che si lamentano veementemente della nuova contribuzione del 4%, di recente introdotta da ENPAM.
Ancorché noi si sia consci della finalità intrinseca del provvedimento che oltreché aumentare la prestazione previdenziale per questi professionisti, contribuisce a far emergere l’annoso problem a del sotto pagamento dei Colleghi rispetto all’entità delle entrate delle Società, pure rileviamo che la conseguenza pratica del contributo introdotto sia l’abbandono della attività dei professionisti coinvolti.
Spesso, infatti, stante il divario rilevante tra compenso erogato ai Colleghi dalle società e incasso effettivo ricavato dalle strutture per le prestazioni effettuate, l’applicazione del contributo in questione praticamente azzera il già misero compenso del medico, inducendo lo stesso a dover abbandonare l’incarico, per non trovarsi a lavorare praticamente gratis. Ciò comporta un duplice danno: per il Collega, la rinuncia ad un’attività lavorativa e per i cittadini un ulteriore allungamento delle liste di attesa.
Più volte in passato l’Ordine che ho l’onore di presiedere è intervenuto sul problema del sottopagamento dei Colleghi e talvolta, come accaduto recentemente per le Commissioni Invalidi in Lombardia, abbiamo ottenuto radicali revisioni dei compensi, ma non crediamo che la leva contributiva possa indurre analoghi risultati.
Forse il provvedimento adottato dall’ENPAM avrebbe meritato una maggiore meditazione e preparazione del contesto di applicazione, perché così come è stato presentato sta determinando conseguenze nefaste per i medici che non si sarebbe mai voluto vedere verificate.

Faccio appello, pertanto, alla Tua sensibilità e Ti chiedo di voler riesaminare tale provvedimento e mi metto a disposizione per trovare insieme le soluzioni più idonee.

Cordialmente
Il Presidente
Roberto Carlo Rossi