Ai miei “venticinque lettori”…

27 ottobre 2017
Le imminenti elezioni ordinistiche milanesi sono caratterizzate da un elemento del tutto nuovo: l’utilizzo aggressivo e disinvolto del comunicato stampa, delle dichiarazioni sui social, dell’articolo di giornale. E’ una marea montante di maldicenze, di illazioni, di accuse più o meno esplicite che ottiene, innanzi tutto, l’obiettivo di sommergere di fango un ente pubblico che dovrebbe invece essere portato a esempio di buona
amministrazione e dinamicità. E’ difficile, se non impossibile, sottrarsi a questo gioco perverso. In vicinanza della scadenza elettorale, poi, i toni diventano sempre più aspri e le allusioni e le accuse sempre più infide e torbide. La politica, anche in questo, tenta di imporre al nostro mondo professionale i suoi modelli e gli astrusi e feroci dibattiti televisivi, in cui l’unica cosa chiara è che tutti sono contro tutti, e sembrano diventati parte di una competizione che, invece, dovrebbe essere basata sui contenuti, su ciò che si è fatto e che si vorrà fare. Poiché Kipling, nella celeberrima “If”, invita (con ragione) a tollerare che le proprie parole siano distorte al fine di farne trappole per gli sciocchi e a mantenere salda la mente nelle avversità (un po’ come faceva Orazio con il suo
“aequam memento rebus in arduis servare mentem”), ho pensato che, almeno in questa sede, fosse invece giusto puntualizzare alcune delle cose fatte e qualche idea per il futuro; e questo non o non solo nel mio interesse, ma soprattutto nell’interesse dell’Ente che in questo momento mi è stata data la possibilità di servire e guidare. In
realtà, è impossibile, in poche righe, riassumere tutto il lavoro compiuto: mi limiterò quindi a ricordare le azioni principali messe in campo in questi anni.
Ho iniziato il mio mandato denunciando la piaga del precariato medico e il fatto che ci dovrebbe essere più meritocrazia nelle assunzioni. Purtroppo il problema si è acuito ulteriormente ed è oramai molto frequente sentire giovani colleghi che si lamentano della loro situazione. Come al solito sono stato l’unica voce nel deserto
che ha tirato fuori il problema, che invece viene sistematicamente negato dai pubblici amministratori. Infatti, mi è stato addirittura risposto che nella nostra Regione il precariato è praticamente assente. Ho intenzione di intervenire ulteriormente a tutela dei giovani e delle giovani colleghe (queste ultime, in qualche caso, particolarmente discriminate). Credo sia anche giunto il tempo di denunciare il fatto che gli organici, negli
ospedali, siano sempre più ridotti e che è acclarato che per dieci che vanno in pensione se ne assumono meno di quattro. Sono particolarmente orgoglioso di aver contribuito a iniziare l’inversione di tendenza nell’opinione pubblica che pochi anni fa vedeva il medico sul banco degli accusati per la sua attività professionale,
sistematicamente e incolpevolmente coinvolto in temerarie cause di responsabilità civile. In questi anni sono andato a parlare con giudici, procuratori e politici e sono uscito sulla stampa numerosissime volte per denunciare le immonde campagne mediatiche di certi studi legali che hanno avuto e hanno come obiettivo solo quello di trasformare la classe medica in un bancomat! Oggi sono cambiate un po’ le cose (e credo che questo
sia anche merito nostro): relativamente alla colpa medica i magistrati (sull’esempio del Tribunale di Milano) hanno iniziato a considerare l’attività medica in maniera diversa e più rispettosa dei meccanismi biologici che la sottendono e la legge Gelli, un provvedimento di certo discutibile in alcuni suoi articoli, ha comunque il merito
di porre un limite alla risarcibilità di un danno, di accorciare la prescrizione, di re-invertire l’onere della prova, di imporre alle aziende di informare i medici fin da subito di eventuali richieste di risarcimento che riguardano la loro opera professionale. Per il futuro sarà necessario intervenire e vigilare sui decreti applicativi della legge e soprattutto sarà imprescindibile imporre alle assicurazioni di stipulare con i medici delle polizze complete, trasparenti e di buona qualità. Sulla pubblicità sanitaria e sulla tutela della professione odontoiatrica posso affermare che l’Ordine di Milano è uscito per primo ad affermare che l’informazione in campo odontoiatrico e medico deve tutelare gli interessi del paziente, il quale, ovviamente, non può avere gli strumenti per discriminare un’informazione commerciale da una comunicazione deontologicamente corretta. In questo campo sono allo studio ulteriori importanti iniziative per contrastare il nuovo dispositivo di legge appena promulgato che sembrerebbe consentire, pur con determinati paletti, l’esercizio dell’attività odontoiatrica anche a società di capitale.
Sull’ENPAM e sulle sue superfetazioni societarie, nonostante io sia il destinatario di alcune richieste di danni, continuerò nell’imperterrita difesa dei capitali che tutti i medici e gli odontoiatri versano, chiedendo trasparenza e una maggiore diligenza nella gestione di questo ente previdenziale.
Siccome sarebbero ancora tante le cose da dire, ma nessuno le leggerebbe, mi fermo qui. Ai miei “venticinque lettori” (di manzoniana memoria) che hanno avuto la pazienza di leggermi fino a qui, faccio lo stesso regalo che ho fatto a mia figlia quando ha compiuto diciassette anni: vi trascrivo e condivido con voi la splendida poesia di Rudyard Kipling.

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you,
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too;
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise:
If you can dream – and not make dreams your master;
If you can think – and not make thoughts your aim;
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two imposters just the same;
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ‘em up with worn-out tools:
If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss;
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: Hold on!”
If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings – nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much;
If you can ll the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And – which is more – you’ll be a Man, my son!