Le molte insidie della “medicina di iniziativa”

21 maggio 2015
“Caecus caeco dux” è uno degli “adagi” riportati da Erasmo da Rotterdam. Il proverbio si rifà al celeberrimo brano del Vangelo secondo San Matteo (15; 14) che riporta la parabola, appunto, dei ciechi che guidano altri ciechi: il risultato sarà certamente rovinoso: “Sinite illos: caeci sunt, duces caecorum. Caecus autem si caeco ducatum praestet, ambo in foveam cadent”. Il richiamo alla parabola evangelica sembra essere automatico nel considerare quanto alcuni colleghi sindacalisti “di vaglia” e alcuni politici si sgolano, in questi ultimi mesi, nell’invocare la “medicina di iniziativa” che viene interpretata come la necessaria evoluzione del nostro sistema sanitario nazionale e regionale nelle loro articolazioni territoriali, giudicati oramai non più all’altezza delle aspettative. Voglio subito affermare che io non condivido tale giudizio negativo. È però vero che la cura e la presa in carico delle malattie croniche sarà la vera sfida che dovrà raccogliere il territorio (insieme alla necessità di fare prevenzione su vasta scala). Sfida assieme economica ed organizzativa; ed è anche vero che su questo terreno si misurerà la tenuta del nostro servizio sanitario di tipo universalistico. Ben venga quindi la “medicina di iniziativa” e cioè, essenzialmente, un tipo di medicina che va a “stanare” il cronico (e non solo) per evitare che la sua malattia si aggravi con costi che poi si ribalteranno su tutta la società. Ma deve essere chiaro che tale processo debba appunto avvenire con un maggior dispendio di risorse rispetto all’oggi e non mi pare che all’orizzonte si profilino nuove provviste in denaro per le casse del Bel Paese. Di talché, temo, la responsabilità di eventuali fallimenti verrà addossata a carico degli operatori. Il che vuol dire che, more solito, principalmente i Medici ne pagheranno le conseguenze. In proposito, le cose da dire sarebbero molte, ma vorrei qui limitarmi ad evidenziare i pericoli di natura medico-legale. In questi ultimi anni mi è capitato spesso di venire a conoscenza e leggere gli atti relativi ad innumerevoli cause mosse contro Medici in linea generale e di cause mosse contro Medici di Famiglia in particolare. Sempre più spesso la categoria dei Medici del Territorio (una volta immune da questa problematica) si deve ora preoccupare di pararsi le spalle e di stipulare buone polizze assicurative. Ma quali sono  i campi in cui i Medici di Assistenza Primaria vengono accusati? Non posso offrire che la mia anedottica: direi che principalmente le accuse di malpractice riguardano i ritardi diagnostici in campo oncologico; e poi i ritardi diagnostici in linea generale (in campo cardiologico, internistico, nefrologico, chirurgico, etc.). Qualche accusa riguarda gli effetti collaterali dei farmaci o gli effetti collaterali insorti durante l’utilizzo off-label dei farmaci stessi. Quello che è certo è che i Convenzionati per l’Assistenza Primaria vedono un importante aumento dei contenziosi, tanto da aver già superato (dati ANIA del luglio 2014) gli Anestesisti. Siamo certo ben lontani dai Chirurghi, dagli Ortopedici, dai Ginecologi e dai Medici di Pronto Soccorso. Ma comunque, purtroppo, siamo in crescita. Ve lo immaginate che cosa significherebbe, in un quadro come questo, aggiungere l’ulteriore pesante responsabilità di convocare sistematicamente i cronici al fine di far loro puntualmente seguire le linee guida e i protocolli codificati? Non si diffonderebbe ancor più l’idea che se un paziente si ammala (e magari muore) la colpa deve essere per forza di “qualcuno”? Non sarebbero allora necessari lunghi ed articolati consensi informati? Non si stilerebbero condotte assistenziali connotate da un’eccessiva (e dispendiosa) prudenza? E se qualche politico pensa di cavarsela perché tanto sono i Convenzionati a stare in trincea e a prendersi gli atti di citazione da parte dei pazienti, sbaglia di grosso.
Una recente e giusta sentenza della Corte di Cassazione (n° 6243/2015 pubblicata il 27 marzo 2015 della III sez. civile), ha statuito quello che era già nell’aria da tempo: la ASL risponde dei danni al paziente in solido con il Medico di Famiglia, in maniera simile a quanto accade per il Medici Dipendenti. Ciò perché il debitore della prestazione è la Asl: il fatto che sia un convenzionato ad erogare la prestazione è solo incidentale, nonostante che il medico sia scelto dal paziente con rapporto di fiducia. Insomma, come è giusto, bisognerà mettere in piedi una bella struttura di risk management anche per la Medicina del Territorio. Struttura e procedure che dovranno essere ben robuste se si vorrà implementare la Medicina di Iniziativa. Gli amministratori, i dirigenti e i funzionari delle Aziende Territoriali sono avvertiti. I politici e i sindacalisti sappiano cosa li aspetta. Tutti noi stiamo attenti e non affidiamo il nostro futuro professionale a chi, non vedente, ci farebbe precipitare nel fosso della parabola evangelica